lunes, 11 de febrero de 2008

MIO ZIO : PABLO NERUDA

(Publicado en la revista italiana CLUB 3 edición diciembre 2007)

A colloquio con Bernardo Reyes ,
pronipote del Premio Nobel e poeta


di Marco Roncalli

Quando l’anno scorso fu eletto presidente Giorgio Napolitano mi ricordò subito che il neo Capo dello Stato era stato sottoscrittore della prima edizione anonima di Los Versos del Capitan del suo prozio Pablo Neruda, tra il ’51 e il ’52 fuoriuscito in Italia insieme a Matilde Urrutia (al cui fascino il poeta –già legato alla pittrice Delia del Carril all’epoca della guerra civile spagnola- non aveva saputo sottrarsi). Lui poi a segnalarmi con costanza i libri dedicati al “vate” cileno, che andrebbero riscritti alla luce del suo Retrato de famiglia edito nel 1996 . Lui è Bernardo Reyes . Vive a Santiago del Cile e porta bene i suoi cinquantasei .Pronipote di Neftalí Reyes Basalto (il vero nome di Neruda) e pure poeta, ha cominciato a pubblicare nel ‘78 in piena dittatura militare,quando chiamarsi Reyes era duro. Sposato con Mary Cruz e padre di due figli, inventore di quel Tren de Poesía che ha portato in giro per il Cile tanti scrittori sui vagoni di una locomotiva a vapore seguendo la linea ferroviaria in disuso sulla quale avanzava il trenino del padre del Premio Nobel, Reyes deve notorietà alla pubblicazione dei Cuadernos de Temuco (le prime poesie nerudiane rimaste inedite dopo la morte del Premio Nobel ), ma tra i suoio meriti c’è quello di aver ricostruito con il suo Retrato e i Cuadernos citati, quell’intima trama familiare, trascurata da storici e critici, che ha permesso un approfondimento delle origini biografiche e poetiche di Neruda. Ed è una storia- ricorda Bernardo- che inizia da lontano. Con il piccolo Neftalí Reyes dentro una città che ingrandisce rubando terreno alla selva, e dentro una famiglia che vive contraddizioni e disarmonie, alle quali si sottrae rifugiandosi nella poesia. Cerchiamo di capirne di più chiedendo a Bernardo di spiegarci la sua parentela con Neruda e la sua famiglia. “ Mio nonno paterno Rodolfo Reyes era il fratello maggiore di Neruda .Tuttavia non ebbe con lui il ruolo di primogenito perché nato da una relazione casuale di suo padre don José del Carmen Reyes Morales con Donna Trinidad Candia Marvede ,molto prima della nascita di Neruda. Come ‘figlio naturale’ fu relegato in disparte.Mio nonno è cresciuto libero nella zona del rio Toltén e usò le sue prime scarpe a tredici anni quando don José -padre di Rodolfo e di Pablo- sposò in seconde nozze Donna Trinidad, dopo che era morta– e proprio nel darlo alla luce- la madre di Neruda: Rosa Neftalí Basoalto Opazo. Come Neruda rivelò doti precoci per la poesia, così mio nonno Rodolfo le manifestò per il canto. Ma quando ebbe una borsa di studio per studiar musica al Conservatorio di Santiago subì il divieto del bisnonno: bastava già un artista per don José. Neruda non ricevette lo stesso colpo quando suo padre si accorse che non studiava pedagogia ma inseguiva la poesia: solo restò senza appoggi economici. Pablo affrontò con la magia della poesia le avversioni familiari, mio nonno Rodolfo rimase castrato artisticamente . Se poi mia bisnonna, Donna Trinidad, per ipocriti pregiudizi vittoriani non aveva potuto allevare il suo primo figlio, quando arrivò Neruda si volse interamente a lui che in seguito sempre la chiamò mamamadre teneramente incapace di chiamarla matrigna. Poi si unì una terza sorellastra: mia zia Laura Reyes Candia che presto seppe tutto senza far però distinzioni tra i suoi fratelli e mantenendo i segreti Nella mia famiglia insomma ci fu un triangolo amoroso,comprensibile solo dentro una certa confusa situazione. Due madri appaiono registrate nella genealogia della famiglia Reyes.Con le mie ricerche ne ho aggiunta una, sconosciuta, mai apparsa in documenti. Aurelia Tolrà:la madre biologica di Laura Reyes. …”.Per carità fermiamoci qui… “ Sì. Attenzione, però. Sono radici importanti e indicatori di un’ atmosfera senza le quali non si capisce il mito chiamato Neruda…”. Parlami della tua relazione con lui. “Fu naturale da sempre: mai ho dissociato personaggio e persona. E in casa di mio padre- Raùl Reyes Toledo- era accolto come nella sua di Temuco.Inoltre questa abitazione era vicina a quella dov’era cresciuto e comunicava attraverso porte interne con la ‘casa vecchia’. Nello stesso patìo dove stavano nonno Rodolfoe gli zii Neftalí e Laura, son cresciuto io con i miei fratelli.Per noi Neruda era il familiare ricevuto con affetto dagli adulti e, per la notorietà, con enorme curiosità dai più piccoli. Nei ritorni in Cile dai suoi ripetuti viaggi lui trovava sempre di tempo per recarsi da noi. Ma si parlava di tutto fuorché di letteratura, oggetto di scarsa predilezione in famiglia…”..Tranne il tuo caso: il pronipote che ci ha restituito le origini di Neruda, e per giunta poeta… “Sì i miei lavori , piuttosto citati, hanno fatto chiarezza su questa famiglia povera del sud del Cile, con enormi carenze, anche affettive. Ma è stata dura ,all’inizio nessuno diede importanza al mio lavoro, poi tanti si sono ricreduti. L’essere io allora sconosciuto scrittore di provincia e parente di Neruda costituiva un fatto insolito”. Hai raccolto un’eredità, o la tua è una vocazione? “Niente di questo. Affronto il tema per una questione personale. Ti ricordi il golpe in Cile nel 1973? Per noi, per me, significa aver vissuto l’orrore . I camion dei militari, le città sotto assedio, gli amici spariti. Sembrava un film, ma era realtà. Che ha lasciato cicatrici dolorose a quanti dovettero esiliare, e a quanti furono costretti ad essere esuli dentro casa . Una storia brutale. In quell’orrore sorse in me la necessità di spiegare perché militari rabbiosi e ignoranti provocavano questi atti demenziali . Continuavo a pensare. E poi avvertiii in modo naturale il desiderio di ricostruire anche la mia storia personale e familiare. Era necessario riarmarsi emozionalmente, e Pablo in questo contesto era uno più della famiglia. Scoprendo la sua vita, dalle mie stesse radici, ho constatato luci e ombre della sua esistenza sino al sorgere in me di nuovi conflitti. Ognuno è quel che è: immerso in eventi irripetibili.Vantaggi e svantaggi di queste circostanze funzionano con un’unica condizione: non accendere luce per fare paragoni nella mezzanotte di questo concubinato”. Nei fatti dove ti ha portato questo dato? “Per molto tempo Neruda è stato letto decontestualizzato dalle sue origini .Che invece sono fondamentali. Le radici del suo umanesimo che passano per una scelta politica, sono invece strettamente legate alla sua famiglia e a una zona ben precisa del sud del Cile. Etica, passione, visceralità, ciò che lo portava alla necessità di avere un contatto con le cose, le emozioni, ad essere come diceva Lorca ‘un poeta più vicino al sangue che all’inchiostro’, nascono anche da lì”. Secondo te quel che si conosce di Neruda è tutto? Lavorando al mio ultimo libro, ancora inedito e appena concluso, ho scoperto fatti sconosciuti, specie documenti provenienti da diversi archivi pubblici e privati ed anche racconti su aspetti ignoti in vecchi giornali . A New York fortuitamente son finiti in mano a un collezionista le lettere di Alvaro Hinojosa spedite dall’oriente quando il poeta Hinojosa aveva accompagnato il ventenne Neruda console in Birmania e a Cylon tra il ’27 e il ’28: testimonianze di una tappa inesplorata. Ho affrontato questo nuovo lavoro -che ruota attorno al processo di scrittura di Residencia en la Tierra- con un pretesto . Quello di investigare la storia di sua figlia –l’unica Malva Marina, morta a otto anni, avuta dall’olandese Marìa Antonieta Hagenaar sposata nel ’31. Così ecco il periplo Oriente, Buenos Aires, Barcellona, Madrid, Marsiglia e Olanda. Il risultato è stato sorprendente:per anni si è insistito su luoghi comuni con l’unica certezza che c’erano enormi contraddizioni,silenzi inspiegabili del poeta su un’ epoca oscura, certi ossequi ai dettati stalinisti, e soprattutto, l’enorme umanità che emrge da periodi storici complessi. Questo libro rende conto di un processo legato strettamente all’Europa e segue la seconda guerra mondiale e la Spagna in guerra civile, quando nasce Malva Marina durante i bombardamenti su Madrid. Il ruolo del poeta, l’evoluzione della sua opera, la sua relazione con gli intellettuali visti dalla prospettiva intima dell’uomo tra problemi personali e contraddizioni, speranze e frustrazioni”. Che tu sappia ci sono ancora degli inediti? “Non mi sorprenderebbe che apparissero.Il mio stesso lavoro prova che delle figure che sembrerebbero uscite da un romanzo, sono esistite ed ebbero enorme influenza su di lui. Neruda. Prima si nominavano en passant .Come se non avesse avuto alcuna importanza il dolore del poeta padre di una figlia con un male incurabile….”. Hai ricordi particolari di incontri con lui? Ricordo quand’ero piccolo che zio Pablo a casa mia incontrava i parentii, anche anziani centenari come le nonne e le prozie già testimoni dirette di usurpazioni sulle terre degli avi. Alla morte di Neruda avevo ventidue anni . Ricordo i viaggi che fece al sud del Cile negli anni ’60 e ’70. Con Matilde Urrutia siam poi diventati amici stretti dopo la morte di Pablo nel ’73 : è stata lei a farmi conoscere l’uomo universale che faceva paura anche da morto.La repressione della polizia di Pinochet si manifestava anche quando andavamo a lasciargli i fiori al cimitero ogni 23 settembre, anniversario della morte. Era assurdo vedere i mitragliatori puntati verso un gruppetto di persone davanti alla tomba di un poeta morto. Ma prima del golpe i ricordi sono belli. Rammento molti ambasciatori o scrittori che si comportavano come bambini giocando con noi e con lui. Immaginati il poeta Thiago de Mello che lavorò anche in diplomazia gattonare con noi sotto i tavoli. Lo ricordavo, a Caracas, anche alla vedova di Miguel Otero Silva , fondatore e proprietario del giornale El Nacional, lo scrittore che nascose i denari del Premio Nobel dopo il golpe militare: le ricordavo i giochi allegri con lui e Neruda a casa nostra ”. Com’è amministrata l’eredità spirituale, ma anche economica, di Neruda nella sua patria? “ Direi che quella spirituale è di tutti. Canto General, le sue innovazioni poetiche , i suoi versi epici e mitici ne fanno un cittadino del mondo. La poetessa cattolica Gabriela Mistral parlava di lui come di “un mistico della materia’. La sua eredità spirituale è grande come una cordillera, impossibile a non vedersi, . L’amministrazione economica è solo una questione contabile di somme perché Neruda è anche un marchio registrato che vende bene. Ma è tutt’altra cosa. La mia patria, come governo, in nessuno dei due aspetti gioca le carte . Salvo quando sente la necessità di decorare con le parole del poeta ciò che non riescono a esprimere i deplorevoli discorsi delle autorità. E’ il Cile nascosto nelle sacche della povertà –lontano dalle risorse che si spartiscono i ricchi- che mantiene più viva l’immagine del suo poeta”.Morto Pinochet, si parla di riconciliazione nazionale .Che ne pensi? “Pinochet da tempo era una figura patetica , cifra di una decadenza morale. Abbiamo visto come il popolo cileno si sia mosso a festeggiare la morte del tiranno.Ma la idiosincrasia dei cileni non si è manifestata con crudeltà davanti al dolore altrui. Io sono sceso in piazza con una bottiglia e la bandiera del Cile sulle spalle. Più che un festeggiamento ,un atto per esorcizzare la malvagità intrinseca del pinochetismo. La riconciliazione? Un atto che deve contenere minimi gesti di umanità: come segnalare ai familiari dei desaparecidos dove son finiti i resti. Si sappia almeno dove andare a piangere”. Ultime domande: quale itinerario consigli a chi vorrebbe seguire in Cile le orme del poeta? E quali letture nel bagaglio? “ Nel ’93 con Dario Puccini, mio amico, studioso di Neruda., e le nostre mogli abbiamo fatto un viaggio nel sud del Cile con lo stesso treno col quale il poeta viaggiava con suo padre. Su questo itinerario Puccini,entusiasta, mi disse avrebbe convinto Federico Fellini a realizzare un grande film. Purtroppo il suo ritorno a Roma coincise proprio con la morte del regista. Però è Neruda stesso ad indicare molte tappe, da quelle oggi preda del turismo ai barrjos miserabili di Santiago dove studiava.Tra queste c’è l’Oceano Pacifico, l’ Isla Negra sopra le rocce , c’è Puerto Saavedra dove sono stati scritti versi dei Veinte poemas de amor”. Alla milionesima copia di questa raccolta Neruda disse: “In virtù di un miracolo che non comprendo, questo tormentato libro di poesia ha indicato a molti uomini la strada della felicità”. Strano destino per un libro nato da inquietudine e trasformatosi in una fonte di conforto.Sta qui il segreto di un successo che trascende la contingenza dell’impegno politico? Bernardo però consiglia di mettere in valigia Confieso que he vivido , lì dove si legge: “Può la poesia servire ai nostri simili? Può accompagnare le lotte degli uomini?”. “Sono le vere memorie e una guida poetica e geografica”-conclude - “Chi comincia con queste pagine, avverte il desiderio di continuare a leggere tutto”.

No hay comentarios: