lunes, 11 de febrero de 2008

LE RAGIONI DI MALVA MARINA , LA FIGLIA DI PABLO NERUDA

(Publicado en periódico Avvenire, Italia, el 16 de enero 2008, Pág. A 30)


Bernardo Reyes , pronipote del poeta, ridona un volto (anche attraverso inedite fotografie) all’unica figlia di Neruda: Malva Marina, avuta dalla prima moglie Maruca . Nata idrocefala morì a nove anni nel ‘43, lontana da padre e madre che, separatisi, l’avevano affidata ad una famiglia Gettando luce su questa presenza rimossa dalle biografie, l’autore sottolinea come essa abbia influenzato profondamente Residencia en la Tierra .
di Marco Roncalli


E’ il 19 marzo 1943, quando il console generale a Città del Messico Pablo Neruda (all’anagrafe Neftali Ricardo Reyes), riceve dal Ministero degli Esteri del Cile una comunicazione di poche righe: “La Signora Neruda fa sapere dall’Olanda che sua figlia è mancata il due marzo senza soffrire. Prega che suo padre sia informato.Desidera incontrare suo marito prima possibile”..L’incontro atteso, rifiutato da Neruda, non ci fu: inoltre, da quel momento, sulla sua prima moglie -Maria Antonieta Hagenaar (chiamata Maruca), e sull’unica figlia-la piccola Malva Marina, calò il silenzio totale. Non ci fu nemmeno una poesia per quella piccola, nata affetta da idrocefalia e morta a soli nove anni. Neppure un triste verso, come quelli a lei dedicati alla nascita in quell’ode scritta dal padre per salvarsi dal dolore (“Oh, bambina tra le rose, oh pressione di colombe/ oh guarnigione di pesci e roseti/ la tua anima è una bottiglia di sale riarso/), da ricordare insieme a quella vergata per lei da García Lorca (“Bambina di Madrid, Malva Marina/ non voglio darti fiore né conchiglia:/ ramo di sale e amore, chiarore celeste/ pongo, pensando a te, sulla tua bocca”). Non solo. Già un mese prima della notizia della morte della piccola Malva (“adottata” sin dal 1937 da una famiglia olandese), un tribunale messicano aveva dichiarato dissolto il vincolo matrimoniale con la Hagennar (e ,quattro mesi dopo il decesso della figlia, Neruda si sarebbe risposato con Delia del Carril sua amante, dopo la separazione da Marca, dalla fine del 1936).Insomma un groviglio di situazioni segnate da affetti fragili e presto consumati, sofferenze subite e inflitte, disamore e allontanamento. Una storia dalle radici lontane, che se neppure sfiora il genio del “vate”,ci fa guardare con un po’di sospetto l’ “hombre”. E che, in ogni caso, ha riflessi ed echi nell’opera poetica nerudiana: a cominciare dal processo che accompagna la scrittura di un capolavoro come Residencia en la tierra. Ne è convinto Bernardo Reyes, pronipote del poeta e autore di lavori interessanti quali Álbum de Temuco o Retrato de familia, che, dopo anni di ricerche, pubblica ora in Cile (per Ril Editores) El enigma de Malva Marina.La hija de Pablo Neruda: quasi duecentocinquanta pagine tra luci e ombre ricomponendo frammenti di vite dove non mancano contraddizioni anche sui lati del “triangolo -Pablo, Maria, Malva”, spezzatosi con percepibile dolore, “triangolo” che resta il cuore dell’opera appena uscita e la parte che qui interessa.
Infatti, se è vero che il racconto di Bernardo Reyes si dipana sulle orme del celebre prozio nella prima metà del ‘900 tra scorci d’Oriente (Birmania, Ceylon, Giava, Singapore, Argentina, Cile…) e d’Occidente (Spagna, Francia, Olanda, Italia), se è vero che recupera sequenze lontane di una “bohème” condivisa con altri poeti della “generazione del Venti” morti giovani (e condita da eccessi alcolici e uso di droghe come l’oppio di cui si parla in Confieso que he vivido), oppure riannoda tante relazioni amorose (quella corrisposta con Josie Bliss, quella non corrisposta con Albertina Azócar, musa dei Veinte Poemas, i matrimoni con Maruca, con Delia del Carril e con Matilde Urrutia, soppiantata dalla nipote Alicia., ecc.), ciò che colpisce il lettore di queste pagine sin dalla copertina è sul viso di Malva. Sta nell’esile figura di questa bambina pallida e dolce, il casco dei capelli a nascondere una testa senza proporzioni e gonfia d’acqua, gli occhi scuri e grandi come quelli del padre, la piccola bocca linea d’un sorriso di mistero. Una bambina posseduta dalla sofferenza, che non capiva ma sapeva guardare, non parlava ma cantava come assicura lo scrittore Luis Enrique Délano.Una donnina scontornata dal tutto: indifesa, ma che nemmeno poteva temere quanto si preparava in Europa, che nulla sapeva di suo padre antifascista, antifranchista, di suo padre poeta, o di suo padre che non amava più sua madre. Un fiore un po’ strano, sbocciato innocente in quell’abitazione madrilena che amici di Neruda come Antonio Machado, María Teresa León, García Lorca, Miguel Hernández, Rafael Alberti, chiamavano appunto “la casa dei fiori”, luogo di confronti politici, letterari, ma anche di convivenze dolorose, e poi strappato da lì e subito appassito lontano. “Mia figlia, o quel che io chiamo così, è un essere perfettamente ridicolo, una specie di punto e virgola, una streghetta di tre chili…”, così scrive Neruda a proposito di Malva in una lettera all’amica Sara Tornú. Detto così basta per parlare di un padre crudele? Bernardo Reyes mi consiglia di proseguire nel testo: “La bimba era condannata a morire ,non si nutriva, non dormiva…non puoi immaginarti quanto ha sofferto…Però rallegrati Sara perché tutto va meglio, la piccola cominciò a mangiare (…)sorride… e cresce …”. A fronte di lunghe notti di veglia sulla piccola (testimoniate anche liricamente in Maternidad e Enfermedades en mi casa), prevale il fatto che Malva non riavvicinò i due coniugi in crisi da tempo, ma finì per allontanarli definitivamente. Ecco dunque che Neruda nulla volle più sapere della Hagenaar ( e l’autore del libro ci ha già detto tutto nel frattempo di questo matrimonio infelice) Ecco la Hagenaar partire per l’Olanda insieme a Malva, e Neruda, solo, pronto a raggiungere la più sicura Francia, dove, a Parigi, attende Delia (“Formichina adorata: non so perché rimani ancora mesi a Barcellona. Ho lasciato Maruca, la situazione è risolta con la sua partenza…Ti abbraccio (…), spero di vederti, che è la unica cosa che desidero. Pablo”, le scrive nel dicembre 1936 per poi fuggire con lei in Messico di lì a poco). E Malva? E’ presto abbandonata anche dalla madre che l’affida a una famiglia di Gouda -gli Julsing, che la custodiranno sino alla morte in casa loro nel ’43. Fu un abbandono, chiedo a Reyes? “Nel mio libro passo al vaglio centocinquanta fonti bibliografiche e credo di dimostrare che non si trattò di un vero abbandono. Sono due brutte caricature quelle che girano: quella del vate insensibile che abbandona la figlia nell’Europa sotto le bombe naziste o l’immagine del grande poeta al quale si devono perdonare colpe tanto gravi perché è bravo. Credo invece che d’accordo con la moglie abbia cercato per questa bambina -che sapeva essere condannata a morte- il posto migliore. .In quel momento l’Olanda dal momento che Neruda era passato in Francia per meglio collaborare alla causa repubblicana spagnola…”:Così mi risponde,convinto di quella che definisce “la migliore opzione possibile”. Resta il fatto che Malva, pare, rivide suo padre una sola volta nel 1939( l’anno in cui Neruda a Trompeloup era riuscito a far evacuare dai campi francesi oltre duemila repubblicani spagnoli, facendoli arrivare in Cile su una nave). E noi possiamo solo immaginare senso e valore di quell’incontro. Probabilmente Malva visse sino alla fine nel “suo” mondo nulla sapendo. Né di tanti orrori, né delle morti dei poeti che l’avevano conosciuta a Madrid, dopo García Lorca , Machado, Hernández…Né di suo padre che si manifestava inviando denaro. O di suo padre che nel 1940, scoprendo la magia del Messico mentre i nazisti invadevano l’Olanda, aveva pensato certamente a lei visitando i luoghi dei sacrifici umani nello Yucatán … Tra verità ufficiale e controinformazione, celebrazione e ridimensionamento, Reyes per il suo canone biografico sceglie di raccontare senza giudicare, di riflettere senza speculare se non per le sue tesi letterarie (e qualche pregiudizio). Restano però sullo sfondo le ragioni di un silenzio irrisolto. Le ragioni di Malva Marina. Che non viaggiò mai con suo padre: ma forse abitò per sempre la zona più oscura e dolorosa dentro di lui.

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